Settembre 27, 2025Redazione L.S.5 min di lettura
Marco Omizzolo con il libro “Il mio nome è Balbir” ha vinto la seconda edizione del Premio Letterario Giuseppe Di Vittorio, sezione “La chiave a stella – romanzi editi”. La Menzione Speciale Giuria Scientifica è andata invece a Edoardo Vitale con il romanzo “Gli Straordinari“.
La premiazione si è svolta alla presenza, tra gli altri, del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, di quello della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, dell’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Massimiliano Smeriglio, della scrittrice Lidia Ravera e di Filippo la Porta, presidente della giuria scientifica del Premio.
Nella sezione “Voci dal lavoro – racconti inediti” ad aggiudicarsi il primo premio è stata invece Silvia Calamai, con il racconto “Voci del verbo fare“; al secondo posto si è classificato Maurizio Busi, con il racconto “L’ammortizzatore sociale” e al terzo Cristina Pasqua con il racconto “Ora che apro gli occhi“.
Due le menzioni speciali della giuria scientifica per questa sezione: a Daniela Polimene per il racconto “L’artista turnista” e a Paolo Bavarelli per “L’ultimo guardiano“.

LANDINI: NARRATIVA PRODUCE RICCHEZZA E BELLEZZA
“Il lavoro continua ancora ad essere un’attività fondamentale per la realizzazione delle persone – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini nel corso della presentazione -. Con questo premio si dimostra che le persone che lavorano non solo hanno la capacità di produrre ricchezza ma anche bellezza, in questo caso scrivendo e raccontando proprio questa dinamica. È assolutamente importante che siano le lavoratrici e i lavoratori a far diventare la vita e i problemi del lavoro oggetto di una narrazione”.

SMERIGLIO: SOSTERREMO PREMIO DI VITTORIO, CON PAROLE SI CONTRASTA LA DESTRA
“Già questo Premio è un fatto politico importante – ha dichiarato l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio – Parlare di letteratura in un parco pubblico di una periferia della città è un fatto nuovo da sottolineare. Noi siamo anche per questo interessati a sostenere e promuovere il Premio. Ma per me la letteratura working class è importante perchè parla della vita delle persone. E se c’è una cosa su cui dobbiamo interrogarci è sul perché vince l’egemonia della destra, che con il suo linguaggio semplificato, non è determinata dalle sezioni che controllano dal basso le persone ma da un controllo dall’alto tramite social o in Tv. Per contrastare tutto questo le parole e la letteratura per me sono importantissime”.

LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA SCIENTIFICA
SEZIONE LA CHIAVE A STELLA – ROMANZI EDITI
Il mio nome è Balbir di Marco Omizzolo e Balbir Singh (People)
Attraverso un confronto serrato tra i due autori – fatto di racconto orale, di testimonianza e ascolto – il sociologo reporter Omizzolo racconta l’ umiliazione e lo sfruttamento dell’indiano Balbir che da 6 anni lavora come uno schiavo nell’Agro Pontino, ma anche la sua lotta e la vittoria finale (con la condanna del padrone). Omizzolo, come il giovane Holden nel campo di segale, raccoglie le persone che stanno cadendo in un precipizio, e attraverso la scrittura gli dà realtà e visibilità.
Gli straordinari di Edoardo Vitali (Mondadori)
Il primo, compiuto romanzo sul capitalismo etico, sul lavoro cognitivo e il postfordismo, sulle nuove forme di alienazione, scritto in una prosa tagliente ma imbevuta di romanticismo. Due dirigenti creativi della pAngea, una multinazionale che si occupa di sviluppo sostenibile e transizione ecologica, spingono l’ideologia ambientalista della propria azienda oltre ogni logica di profitto facendola deflagrare e liberandone così il nucleo utopico.
Trudy di Massimo Carlotto (Einaudi)
Il più solido autore di noir sociali racconta con estrema sapienza “artigianale” intrighi, dossieraggi, poteri criminali – su cui indaga un’agenzia di security – entro la eterna provincia italiana, corrotta e operosa. Nessun delitto efferato di serial killer ma il male ordinario, “banale” che attraversa il mondo di mezzo, contagiando tutti noi, mentre lo stato è quasi assente.
SEZIONE VOCI DAL LAVORO – RACCONTI INEDITI
Menzione speciale all’”Artista turnista” perché è l’unico racconto a tenersi – virtuosisticamente – appena sopra le 8.000 battute, spazi inclusi. Un fulminante microracconto che sarebbe piaciuto a Calvino, capace di condensare in poche righe un intero destino: durezza della condizione operaia, salario che obbliga a rinunce, relazione matrimoniale felice, vocazione artistica, potere della fantasia, integrità morale.
Menzione speciale all’”Ultimo guardiano” perché, come un episodio della serie TV “Black mirror”, rappresenta il futuro già implicato nel nostro presente. Usiamo quotidianamente piattaforme digitali ignorando che sono state prima ripulite di contenuti “tossici” (violenti e osceni). Vegliano su di noi gli spazzini del Web: sottopagati, destinati a essere sostituiti da algoritmi, si impegnano a eliminare il male dell’umanità, restandone intossicati.
Vai all’articolo scritto da Filippo La Porta e pubblicato da Left
Premio Di Vittorio, la letteratura della working class conquista la scena
Vai all’articolo di Checchino Antonini sul Manifesto
La letteratura “working class” e le rappresentazioni del lavoro, tra romanzi e racconti

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